L’ESPERIENZA DELLA MEDITAZIONE CON I MALATI ONCOLOGICI

Da sempre i monaci tibetani conoscono l’efficacia della meditazione sulla salute dell’uomo e anche la scienza, sempre di più, ne sta oggi riconoscendo i suoi benefici e potenzialità.
Il Dalai Lama dal 1985  si incontra annualmente con neuroscienziati delle più prestigiose università del mondo, che ricercano e studiano gli effetti della meditazione sui monaci buddisti, con esami funzionali del cervello e risonanza magnetica funzionale applicate mentre meditano. L’ultimo testo sull’argomento si chiama Applicazioni cliniche della meditazione di Jon Kabat-Zinn e Richard Davidson, esperti in neuroscienze delle università del Wisconsin e del Massachusetts, che hanno studiato a lungo gli insegnamenti del Dalai Lama per capire come la meditazione influenzi il dolore, la salute e il benessere, e fino a che punto la nostra mente possa intervenire sulle malattie.
Nel libro Guarigione difinitiva , il potere della mente scritto da  Lama Zopa Rimpoche  ed edito da Chiaraluceedizioni, sono raccolte straordinarie storie di guarigione avvenute tramite questa pratica o altre pratiche specifiche di meditazione, capaci di mettere a frutto il grande potere curativo della mente.

La meditazione – spiega Daniela Palombadocente di Psicofisiologia clinica all’Università di Padova – è una delle procedure di autoregolazione psicofisiologica, e può incidere sull’attivazione corporea, uno dei principali bersagli dello stress. Si è visto in diversi studi che durante la meditazione si creano determinati stati nell’encefalogramma, con prevalenza di onde alfa, tipiche dello stato di riposo. Inoltre, si mettono in equilibrio i rami simpatico e parasimpatico del sistema nervoso periferico, quello vegetativo che innerva cuore e sistema gastrointestinale. Questo equilibro garantisce la buona salute di questi organi. Allo stesso tempo, la respirazione lenta e profonda attiva il cervello e il sistema nervoso periferico in modo da predisporre l’organismo a reagire bene di fronte allo stress, o meglio, di fronte ad attivazioni emozionali, sforzi cognitivi, paura, nervosismo”.

In campo oncologico, sono stati gli studi pioneristici di C. Simonton a comprovare l’efficacia della meditazione, associata a terapie mediche, nel riequilibrio !della risposta del sistema immunitario. Gli studi di C. Simonton (Simonton,1980), oncologo e radioterapista, hanno riscontrato l’efficacia della meditazione addirittura su pazienti in stadio avanzato di malattia, portando alla conclusione che le emozioni, le convinzioni e gli atteggiamenti mentali possono influenzare pesantemente la salute e la qualità di vita delle persone. Simonton ebbe il grande merito di studiare ed applicare un metodo di supporto oncologico associato a tecniche meditative  su 159 pazienti giudicati incurabili dai medici, riuscendo a dimostrare che il suo metodo aveva aumentato da 3 a 4 volte la sopravvivenza in ben 63 pazienti, oltre ad aver portato un netto miglioramento nella qualità della loro vita.

Il Professor Gioacchino Pagliaro, direttore della Struttura Complessa di Psicologia dell’ospedale Bellaria di Bologna è invece lo sviluppatore della meditazione tibetana come cura complementare in ospedale per i malati oncologici.

Questo protocollo  che si chiama ArmoniosaMente è ad oggi uno degli interventi più completi nel campo dell’applicazione della meditazione e della informazione medica sulla malattia e sulla cura !in oncologia. Si tratta di un progetto rivolto a donne affette da tumore alla mammella con trattamenti ancora in corso. Il suo obiettivo è  quello di agire sulla dimensione mentale delle pazienti, offrendo loro sia una buona informazione sanitaria sia l’apprendimento di una pratica meditativa che stimoli il loro potenziale di guarigione.

 

“Meditare significa sviluppare una forma di consapevolezza che aiuta ad essere più presenti a se stessi in ogni azione che si compie”, spiega Pagliaro che da vent’anni si occupa di meditazione.

 

Che cosa significa, quindi, parlare di presenza mentale? Nella nostra vita quotidiana ci capita spesso di fare più cose alla volta o di fare una cosa ed intanto di pensare ad altre. Questo, anche se non ne siamo sempre consapevoli, ci richiede uno sforzo costante e !genera uno stato cosiddetto di “lavorio mentale” , ovvero un’attività cognitiva costante e una serie di !automatismi di pensiero che affollano e affaticano la nostra mente.

H. Benson, cardiologo della facoltà di medicina di Harvard, ha dimostrato scientificamente che, attraverso la presenza mentale, tutti gli organi e gli apparati del nostro corpo vanno verso uno stato di “coerenza”e quindi verso il loro stato ideale di buon funzionamento. Sono diverse le !prove scientifiche che dimostrano, che anche la sola presenza mentale è in grado di generare effetti positivi su memoria, attenzione, concentrazione e di diminuire gli stati di ansia, tensione e stress. E’ attraverso l’esercizio della presenza mentale che ci si abitua lentamente ad essere più presenti nelle cose che si fanno , che ci si abitua a farle meglio e con maggiore consapevolezza! e motivazione. (Benson,1976)

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Video di Maurizio Tafuro

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