);

Quanta sofferenza superflua è nascosta nella comunicazione intorno al malato e alla malattia?

La premessa della separazione, alla base della visione meccanicistica newtoniana del mondo, si fonda sul fatto che tutto ciò che esiste in questo universo galleggi in un vuoto “realmente vuoto” che, intrinsecamente, separa ogni cosa.

La fisica ha ribaltato un intero universo e solo ora se ne vedono gli effetti in tutti i campi della conoscenza, e anche nel campo della comunicazione che giureremmo essere più umanistico che scientifico.

Il fatto che quello che un tempo veniva indicato come “il vuoto” (perché non vi si poteva misurare alcuna attività) sia invece un “campo di energia quantica”, un campo di energia vivente che pervade tutto ciò che esiste nell’universo visibile e invisibile, in virtù del quale ogni minima parte dell’universo, qualunque essa sia, è istantaneamente in contatto con tutto, ha aperto la porta a una percezione totalmente diversa del mondo e delle relazioni tra individui.

Alcune caratteristiche di base di questo campo ci interessano particolarmente qui, perché sono intimamente legate alla comunicazione umana: quando comunicazione viene “violata”, ossia quando non sa tener conto che siamo intimamente legati ad ogni cosa e ad ogni essere vivente di questo universo, accade che all’ascolto profondo dell’altro si sostituiscano le nostre proiezioni, fondate sulle esperienze e credenze nostre e non dell’altro: schemi preconcetti, erroneamente ritenuti validi per tutti. E questa violazione diventa fonte di grande stress e di conflitto per tutti coloro che vi sono coinvolti.

La cosa diventa ancor più delicata quando la comunicazione ruota intorno a un malato, dal momento della diagnosi infausta in poi.

E se poi pensiamo che il pensiero depresso indotto da una comunicazione inadeguata attiva l’amigdala, la quale deprime anche il sistema immunitario, comprendiamo quale immenso valore abbia, nella remissione e nella guarigione, una comunicazione sana. E anche quanto essa sia responsabilità comune: dei curanti, dei famigliari e del malato stesso.

No Comments

Post A Comment