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Maria Rosa di Fazio e la chemioterapia soft metodo Lagarde

La dott.ssa Maria Rosa di Fazio, relatrice al congresso del 5 marzo 2017 a Modena, ci parlerà della chemioterapia soft  secondo il metodo del prof. Philippe Lagarde, 74 anni, luminare francese dell’Oncologia di fama mondiale.

Pur utilizzando i medesimi chemioterapici dei metodi standard, quello di Lagarde si basa su trattamenti diversi, ciascuno «tagliato su misura» per ogni singolo paziente. Non solo ogni malato è differente da un altro, ma lo è anche il tipo di tumore.

È quindi il protocollo a doversi adattare al singolo paziente, non viceversa. Il suo metodo prevede la somministrazione dei chemioterapici in quantità diverse, in combinazioni inedite tra di loro anche per numero, ma soprattutto «spalmandoli» sull’arco di cinque giorni anziché in un’unica e massiccia dose d’urto. A questo aggiunge integratori al 100% naturali, pre e post cura, che vanno a difendere in modo mirato gli organi colpiti dai diversi chemioterapici, proteggendo il singolo paziente nelle sue diverse patologie, anche non oncologiche.

Tutto ciò ha portato ad abbattere del 70% la tossicità dei chemioterapici: i pazienti non hanno così né nausee né vomito; hanno lunghe sopravvivenze; godono di una qualità della vita spesso «normale»; infine, cosa molto importante soprattutto per le donne, sotto il profilo psicologico, c’è l’impagabile valore aggiunto di non perdere i capelli.

Il professor Lagarde, intenzionato oggi a dedicarsi soltanto alla divulgazione scientifica, ha affidato il suo metodo nelle mani di Maria Rosa Di Fazio, affermata oncologa milanese forte di una carriera ultra ventennale in diversi ospedali ambrosiani e lombardi. Dopo uno scouting durato anni, il clinico francese l’ha scelta come sua «erede» professionale in una rosa di candidati italiani ed esteri. «Al di là della legittima soddisfazione personale per un’opportunità così prestigiosa spiega la dottoressa – a entusiasmarmi è il poter constatare ogni giorno, oltre ai risultati del metodo, gli alti tassi di sopravvivenza e la qualità della vita dei pazienti. Per un medico, e a maggior ragione per un oncologo, è la ricompensa più bella».

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