Oncologia integrata: un alleato in più nella cura contro i tumori

In un numero crescente di ospedali pubblici si sta affermando l’approccio integrato alla cura dei tumori, cioè una proposta terapeutica al paziente oncologico in grado di garantire i protocolli convenzionali di chemioterapia, radioterapia e chirurgia supportati però da una fitta rete di esperti capaci, grazie all’uso opportuno delle medicine complementari, di alleviare gli effetti collaterali dei farmaci più potenti, di sostenere e migliorare la qualità della vita del malato, di rafforzare le opportunità terapeutiche integrate da seguire anche a domicilio.

Di questo, insieme a un pool di medici tra i più autorevoli in Italia nel campo,

si parlerà al convegno dal titolo “Oncologia integrata”

il prossimo 5 marzo a Modena presso il Forum Monzani (Via Aristotele 33)

QUI IL PROGRAMMA COMPLETO

I numeri relativi ai pazienti con tumore che richiedono o cercano anche in autonomia una proposta terapeutica integrata e completa sono sempre di più. Basti pensare che nella sola Toscana (dove l’oncologia integrata è una realtà ormai da qualche anno nella sanità pubblica), secondo una ricerca condotta in sei dipartimenti oncologici, il 37,9%, dei pazienti ha utilizzato una o più medicine complementari: l’89,6% ne ha sperimentato i benefici e il 66,3% ha informato il proprio medico di questa scelta. Per questo è importante che questo tipo di esperienza venga portata avanti nelle strutture sanitarie pubbliche, dove il malato è monitorato da una equipe “integrata” che lavora in sinergia. Questo accade già, per esempio, all’ospedale di Pitigliano in Toscana, alla Breast Unit dell’ospedale Sacco di Milano, al Centro senologico dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, all’ospedale di Merano o al Bellaria di Bologna, dove ai protocolli convenzionali si affiancano omeopatia, agopuntura, fitoterapia, approcci psicologici quali la meditazione e molto altro.

E il convegno del 5 marzo a Modena permette di introdurre il dibattito in una città e in una regione da sempre efficienti e attive sul fronte del più efficace sostegno al paziente malato di tumore. Dato il grande interesse suscitato, si consiglia la preiscrizione per assicurarsi il posto: QUI PER LA PREISCRIZIONE.

Gli esperti che prenderanno la parola sono autorevoli e di lunga esperienza:

Dr. Paolo Lissoni

Per anni oncologo all’ospedale San Gerardo di Monza, esperto in psiconeuroendocrinoimmunologia e in immunoendocrinoterapia oncologica

«È stato dimostrato che la progressione neoplastica si associa a una concomitante progressiva riduzione della funzionalità endocrino pinealica e la terapia con ormoni prodotti dalla ghiandola pineale è in grado di indurre un controllo di malattia in un discreto numero di pazienti oncologici metastatici» spiega Lissoni, che concentrerà proprio su questo il suo intervento.

 

Dr. Gioacchino Pagliaro

Direttore dell’Unità operativa di psicologia ospedaliera al Dipartimento oncologico dell’ospedale Bellaria di Bologna

«La cura non si deve limitare a un intervento localizzato, riparativo, focalizzato sulla parte ammalata, ma deve comprendere anche gli interventi  per una  riattivazione e per un risveglio della coscienza –spiega Pagliaro – La meditazione è l’opportunità per questo risveglio: produce la riattivazione e il riequilibrio del sistema energetico individuale, che si riverbera sulla dimensione biologica favorendo la guarigione. Tale riequilibrio trova oggi sempre più conferme nei principi della fisica quantistica e della biologia molecolare».

 

Dr. Franco Cracolici

Medico agopuntore impegnato all’ospedale di Pitigliano in Toscana, dove da anni si porta avanti l’integrazione degli approcci terapeutici in oncologia

«L’agopuntura – spiega Cracolici – riesce a dare risultati molto soddisfacenti, è assai efficace in ambito oncologico nel contrastare gli effetti della chemioterapia».

 

Dr.ssa Daniela Muggia

Esperta in terapie palliative e vincitrice del premio Terzani nel 2008 per l’umanizzazione della medicina

«La sofferenza comunicativa che circonda un malato è enorme e ha inizio con il modo in cui la diagnosi gli viene comunicata – spiega la dott.ssa Muggia – Unendo neuroscienze, neurocardiologia e fisica quantistica con le antiche tradizioni è nato ECEL, un metodo di accompagnamento del malato che parte dalla diagnosi infausta e lo accompagna nel percorso della malattia».

 

Dr.ssa Maria Rosa Di Fazio

Responsabile del servizio di oncologia medica al Day hospital e ambulatorio del centro Health Service di San Marino

È autrice del libro “Mangiare bene per sconfiggere il male” in cui esorta a eliminare drasticamente gli zuccheri dall’alimentazione. «Oltre a innalzare la glicemia e quindi l’insulina nel sangue, gli zuccheri hanno soprattutto l’effetto di indurre il pH verso l’acidità, con il conseguente innesco di stati infiammatori che a loro volta sono le potenziali anticamere di diverse patologie. Gli zuccheri sono anche il nutrimento preferito delle cellule tumorali».

 

Dr. Ivano Hammarberg Ferri

Palliativista e docente di microimmunoterapia

«Il modo di trattare un sistema immunitario disfunzionale in oncologia integrata varia a seconda delle condizioni del paziente e delle terapie in corso – spiega il dottor Ferri – Si possono usare le citochine “low doses”, la micoterapia, la fitoterapia, l’agopuntura cinese, a seconda di quanto si ritiene più adeguato. Va poi affiancato un corretto stile alimentare, cosa diversa da una dieta temporaneae un’attività fisica di almeno 30 minuti al giorno».

 

Dr.ssa Monica Di Lupo

Esperta di micoterapia

«L’utilizzo basale della micoterapia a supporto e sostegno della qualità di vita del paziente e della sua globale risposta terapeutica – spiega la dott.ssa di Lupo – ci consentirebbe di ridurre il rischio di neoplasie secondarie e di metastasi e di ridurre i dosaggi chemioterapici, riducendo la mortalità dei pazienti, con conseguente abbattimento della spesa sanitaria nazionale, reinvestibile nella ricerca dei terapeutici di bio-derivazione».

 

Dr. Roberto Rinaldini

Esperto nella terapia laser in oncologia

«La terapia fotodinamica (PDT) tumorale è una delle tecniche più interessanti e promettenti per la cura di diverse patologie tumorali – spiega Rinaldini – La tecnica si basa sulla stimolazione di una sostanza foto che viene iniettata per via endovenosa nella circolazione sanguigna; questa va a legarsi in modo specifico alle cellule tumorali di ogni organismo e dopo mezz’ora si procede all’iniezione della laserterapia in modo da stimolare la sostanza fotosensibilizzante. In questo modo le cellule tumorali vengono distrutte dalla formazione di radicali dell’ossigeno attivi».

 

 

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